Ho riempito la valigia di cose tanto belle quanto mai abbastanza utili, era appena finito settembre e non era certo ancora tempo di maglioni di lana. Ho preso le cose essenziali, l’orologio rosso, gli orecchini di perla, il telefono, i libri, la macchina fotografica, i ciondoli della nonna, le mie converse bucate preferite, il basco rosso, e poco altro ancora. Temevo il freddo di Parigi, ma al tempo stesso, volevo ad ogni costo credere che non sarebbe arrivato così in fretta, che anzi mi avrebbe dato il tempo di passeggiare all’aria aperta, e di godere di quel tepore di inizio ottobre che esorta a non coprirsi ancora troppo…Il sole non mi ha abbandonato, mi tiene ancora compagnia in quello che resterà forse l’autunno più caldo degli ultimi tempi, l’ennesimo dono del Destino, l’ennesimo invito a restare.
Quando arriva la sera mi piace guardare i colori caldi delle foglie riflesse sulla riva destra della Senna, e le lunghe ombre degli alberi sui sontuosi palazzi intorno ai giardini de Tuileries. All’ora del tramonto gli ultimi raggi attraversano la siepe di nubi che ogni giorno il vento disegna all’orizzonte. Il cielo torna limpido ogni notte, e il saluto della Luna e delle stelle non può che annunciare l’arrivo di un altro splendido giorno.
Anche nel silenzio delle vie più tranquille della città, a Parigi non mi sento mai sola. La Torre veglia dall’alto, con la luce del suo faro tiene compagnia agli insonni e orienta il sonno delle anime quiete, un pò come il mio Vesuvio, onnipresente, immobile, lì a offrire la stabilità e la sicurezza di cui ciascuno di noi prima o poi ha bisogno.




